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25 aprile: due Italie
Ho seguito i telegiornali, stasera; e ne ho avuto un'impressione sgradevole. Di due Italie: l'una, che si stringe intorno al Capo dello Stato, che riafferma certi valori mentre a Genova celebra la città che ha più di altre rappresentato la Resistenza (una resistenza condivisa: dei comunisti come dei cattolici come dei liberali, quelli veri); l'altra che plaude al nuovo Capo di governo, che non avendo tempo e voglia di recarsi a celebrazioni "faziose", scende in piazza dopo aver ricevuto i suoi (compreso Ciarrapico, che provocazione!) e con la mano tesa e la camicia "grigio scuro" (non mi dica che il suo è un atteggiamento casuale, lui che è un esperto comunicatore!) parla di vaga "riconciliazione nazionale e di comprensione per i ragazzi di Salò".
Due Italie che, prima unite sulla bandiera, sull'inno nazionale, su valori condivisi, sul cantare insieme innocenti inni partigiani (non comunisti) ora proibiti, adesso procedono separate da quel cuneo posto in mezzo dalla Lega e dai suoi alleati.
E qui non si discute la possibilità di rivedere la storia partigiana ripulendola dei fatti negativi che ogni storia porta con sè, e neppure di guardare con rispetto a coloro che in buona fede fecero scelte diverse pagando pur sempre di persona.
Quello che preoccupa è invece questa divaricazione lacerante che sconvolge l'unità nazionale e rattrista i veri democratici, di qualunque provenienza politica.
