Punto di incontro interculturale, aperto a tutte le idee, le istanze, le convinzioni, purchè serie e sentite.
Cose d'altri tempi...
Alla televisione degli anni '60-'70 (è stato ricordato qualche giorno fa nella bella trasmissione radiofonica "Con parole mie") l'annunciatrice, nel periodo estivo, diceva press'a poco così: "Signore e signori, è estate, c'è caldo e le finestre sono aperte (non c'erano condizionatori, ndr): abbassate cortesemente il volume del vostro televisore. Ne guadagnerà la qualità della ricezione e non recherete molestia ai vicini di casa".
E, ciliegina sulla torta, quando sull'altro canale televisivo (anche questo RAI) iniziava un programma, compariva sullo schermo un triangolino per avvisare coloro che avessero voluto di cambiare canale per vederlo.
Ciò denotava un rispetto non formale per le esigenze del prossimo da parte della televisione pubblica (unica in quel tempo), e contrasta palesemente con l'aggressività incontrollata non solo dei volumi, ma dei contenuti, che invadono "metastaticamente" l'aere oltre le metaforiche finestre del vicino.
Guardandomi intorno vedo sempre di più la prevaricazione, l'invadenza e l'arroganza, e non solo televisiva. Nonostante appaia un nostalgico, penso che sia ancora valido un appello alla "discrezione" e al rispetto.
La tomba di Ciro il Grande
Mentre in poche settimane i più elementari principi della Costituzione Italiana (uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, rispetto della persona a prescindere dalla sua condizione, obbligatorietà dell'azione penale) vanno, sapientemente guidati dal nostro nuovo governo, per le strade di periferia, la sera, presso i/le professionisti/e del sesso (in parole povere, a puttane), non una voce ufficiale si leva dalla Gerarchia della Chiesa; o quantomeno, non con lo stesso tono vibrato con cui si difende, peraltro giustamente, la vita nascente e tramontante, la famiglia, l'educazione; non tanto in ogni caso da comparire sul TG1 o sul TG5 di maggiore ascolto. Lodevolissima comunque la presa di posizione di "Famiglia Cristiana" (che non è la Gerarchia della Chiesa) sulle impronte ai bambini ROM (v. gli ultimi post di Carnesalli). "Non vi sono soltanto eresie di sinistra" diceva don Milani; quelle "di destra" sono altrettanto deleterie, anzi hanno l'aggravante di allontanare ancor di più i già lontani.
Ah, già, queste prese di posizione squisitamente "politiche" devono essere prese dai laici cristiani. Ma questi ultimi sono così "intorpiditi" dalla lunga stasi, che scattano in piedi soltanto ad un cenno della Gerarchia. Se la CEI propone il Family-Day, tutti pronti a scattare. Ma se tace sulle obbrobriose proposte discriminatorie nei confronti di certi cittadini rispetto ad altri, o di privilegio di certi altri rispetto al resto della popolazione, i neuroni non si attivano, Gesù Cristo resta lì nel Tabernacolo senza incontrare la gente attraverso di noi, rimasti privi di profezia.
Pio XI non era un progressista: ma sfidò Hitler nelle Cattedrali tedesche (v. lettera di fuoco contro il nazismo). E noi non sappiamo sfidare il "nanismo" gretto, egoista e irresponsabile? Non sappiamo mobilitarci, con strumenti culturali di cui non siamo privi (dottrina sociale della Chiesa, cattolicesimo popolare, encicliche dei Papi: come vedete, tutto molto "tradizionale") contro ogni tentativo di affossare la democrazia, per cui i cattolici, non ultimi fra gli altri, diedero la vita?
Ma Frattini intanto salva la tomba di Ciro il Grande...
Seconda presentazione del libro di mia moglie: si terrà mercoledì 18 giugno alle ore 17,30 presso il Kursaal Khalesa al Foro Italico (Foro Umberto I, n. 21) di Palermo.
SI è evitata accuratamente, calendario alla mano, la coincidenza con partite dell'Italia al Campionato europeo (ma, vista come è andata la prima partita forse non ce ne sarebbe stato bisogno).
Interverranno, oltre al presidente della Casa Editrice "La Zisa" (Davide Romano) e al prefatore (Antonio Zito), anche la scrittrice Claudia Cincotta e l'insegnante e scrittore Mario Pintacuda.
Tutta la blogosfera è invitata a partecipare (o almeno a comprare il libro!).
Distanza e prossimità
E' da molto tempo che non pubblico un post. In questi ultimi giorni ho soprattutto a lungo osservato: la situazione politica, la condizione sociale, le relazioni fra le persone. Ed ho concluso che oggi è tempo di "distanza": prendere le distanze, distinguersi, non "sciogliersi", mantenere la propria "identità". Certo, per dialogare, ma "a distanza". Ci si avvicina soltanto per picchiarsi, per mostrare i muscoli, per ribadire i propri diritti, per non coinvolgersi nei problemi altrui se non per curiosarvi morbosamente e dire, come il famoso fariseo: "Grazie, Signore, perchè non sono come loro": come loro ROM, come loro extracomunitari, come loro vicini di casa, come loro fratelli o parenti stretti: come loro. Mi ha fatto senso, tempo fa, la notizia di quelli che scavalcavano il cadavere di un uomo continuando a camminare per la strada senza "pietà": quella pietà che faceva correre un tempo al primo bisogno del vicino di casa, o faceva fare la "nottata" a un parente malato.
Pensando ad un'altra famosa parabola evangelica, dopo il sacerdote e il levita (persone da cui oggi siamo circondati e di cui spesso noi stessi interpretiamo il ruolo), ci manca il terzo uomo, il Samaritano, colui che si fa "prossimo": che non teme di sporcarsi col sangue del ferito (non c'erano nemmeno le preoccupazioni per i virus dell'epatite e dell'AIDS!), che non teme di attraversare la strada per occuparsene. Non sa se lavora in nero, o spaccia droga, o se è "messo in regola": sa soltanto che ha bisogno, e coinvolge anche gli altri nel gesto di carità. La sua carta di identità è anch'essa "sporca", è anche lui un "extracomunitario".
Chissà se gli "uomini" che negano la moschea ai musulmani o che bruciano i campi ROM hanno avuto fra le più recenti letture quella pagina evangelica rivoluzionaria e sconvolgente! o se credono di essere cristiani soltanto perchè sono europei e occidentali, e pertanto "superiori"! Questa l'ho sentita altre volte, negli anni trenta del secolo scorso!
Non diamo sponda, dai più alti livelli ecclesiali alle comunità più periferiche, a queste aberrazioni. Bene ha fatto la diocesi di Padova a dichiararsi favorevole alla moschea in quella città. Lo specifico del cristianesimo non è l'identità, ma la "prossimità". Se i cristiani non lo "annunciano" dai tetti (piuttosto che dalle cattedre; Paolo VI: "Il nostro tempo ha bisogno più di testimoni che di maestri") il messaggio si isterilisce in una ideologia filosofica e ancor peggio politica, si soffoca in una cultura, si chiude in un guscio dorato anzichè espandersi, sciogliersi nel mondo come il lievito e il sale. Già, Cristo ha parlato di lievito e sale, e non di travi da brandire (semmai da togliere dal proprio occhio).
La rincorsa all'indietro per allontanarci da tutto e da tutti è in fondo l'idolatria della distanza, l'opposto del "non abbiate paura" di Giovanni Paolo II.
1 Maggio: a Palermo festa .... al lavoro
La capacità di indignarsi deve essere la nostra ultima risorsa: senza di questa si passa direttamente al fascismo. L'ultima provocazione: la mancanza di autobus AMAT il giorno del primo maggio, per "rispetto ai lavoratori".
Coerentemente, sempre appellandomi al 1° maggio, invito (rischiando l'apologia di reato) ad abbandonare i posti di lavoro:
a) i medici di guardia degli ospedali
b) gli addetti alla torre di controllo degli aeroporti
c) i piloti degli aerei (anche mentre stanno volando, ricordando improvvisamente i loro diritti di lavoratori)
d) i conduttori dei treni
e) il personale delle navi in viaggio, che saranno appositamente traghettati nelle isole turistiche più vicine, per godersi la giornata
f) continuate voi...
Scusate, leggo che i dipendenti del metro (quello di Palermo, così efficiente!) e i tassisti continueranno a lavorare (sono lavoratori di serie B, o extracomunitari in nero?). Spero almeno che non si organizzino taxi abusivi a prezzi comunque controllati (dalla mafia).
Dove prenderebbero altrimenti i nostri solerti amministratori i carichi di voti al momento delle elezioni, se non da queste fette privilegiate di loro protetti?
Vergogna!
25 aprile: due Italie
Ho seguito i telegiornali, stasera; e ne ho avuto un'impressione sgradevole. Di due Italie: l'una, che si stringe intorno al Capo dello Stato, che riafferma certi valori mentre a Genova celebra la città che ha più di altre rappresentato la Resistenza (una resistenza condivisa: dei comunisti come dei cattolici come dei liberali, quelli veri); l'altra che plaude al nuovo Capo di governo, che non avendo tempo e voglia di recarsi a celebrazioni "faziose", scende in piazza dopo aver ricevuto i suoi (compreso Ciarrapico, che provocazione!) e con la mano tesa e la camicia "grigio scuro" (non mi dica che il suo è un atteggiamento casuale, lui che è un esperto comunicatore!) parla di vaga "riconciliazione nazionale e di comprensione per i ragazzi di Salò".
Due Italie che, prima unite sulla bandiera, sull'inno nazionale, su valori condivisi, sul cantare insieme innocenti inni partigiani (non comunisti) ora proibiti, adesso procedono separate da quel cuneo posto in mezzo dalla Lega e dai suoi alleati.
E qui non si discute la possibilità di rivedere la storia partigiana ripulendola dei fatti negativi che ogni storia porta con sè, e neppure di guardare con rispetto a coloro che in buona fede fecero scelte diverse pagando pur sempre di persona.
Quello che preoccupa è invece questa divaricazione lacerante che sconvolge l'unità nazionale e rattrista i veri democratici, di qualunque provenienza politica.
Una riflessione ...tardiva
Ho preferito (o vi sono stato costretto per mancanza di tempo... beh, le due cose coincidono) tardare nel commentare, tranne brevi frasi in casa d'altri, i risultati delle recenti elezioni. E lo vorrei fare da una particolare angolatura, prendendo spunto da uno scambio di battute di commento all'ultimo post di Salvo Toscano, che riguardava, per le nazionali ma ancor più per le regionali, l'impossibilità di schiodare un certo elettorato cattolico dall'adesione al centro-destra. E ancor di più, dalla dichiarazione del card. Martino (da non confondersi con Martini, ma mi pare che la similitudine dei cognomi porti bene), che manifesta la sua viva preoccupazione per il trionfo della Lega (anche qui con sovrabbondanza di voti cattolici). E mi chiedo se, venti-trent'anni fa, la gran parte dei cattolici "bagnati" dal Concilio avrebbe fatto questo tipo di scelte politiche. E non mi riferisco alle avanguardie dei teologi della liberazione, ma a semplici fedeli che ascoltavano le omelie domenicali.
Cosa voglio dire? mi pare lapalissiano. Nella Chiesa (e non mi riferisco soltanto alla Gerarchia) non si è saputo tradurre il Messaggio cristiano in tutte le sue implicazioni sociali, confinandolo nella riserva di "temi eticamente sensibili" (vita, famiglia, educazione scolastica). E così i cattolici più superficiali (cioè la maggior parte) non ha analizzato in toto le problematiche politiche (e cioè gli altri temi "sensibili" del lavoro, della vita democratica, del pluralismo delle comunicazioni, del contenuto delle stesse) ritenendo ad esempio il Grande Fratello come un innocuo passatempo e non come un veleno inoculato ogni giorno e per anni si sa da chi (e non mi riferisco solo a Mediaset di Berlusconi) senza che la Chiesa ne rilevasse i rischi con pari forza dell'aborto o del divorzio (che sono spesso la diretta conseguenza di una mentalità da esso generata.
E' stato il proliferare di una cultura mass-mediologica distorta che ha permesso un voto del genere; e se questo voto rispecchia la volontà popolare, ne rispecchia soprattutto le carenze "educative" di anni.
All'astensionista
Dopo le ultime esternazioni di Berlusconi, Bossi, Dell’Utri e Lombardo ti prego di riconsiderare la tua posizione e correre a votare. Vi è un abisso di fondo fra il PD e il PDL: la considerazione per le regole democratiche, il rispetto per chi ha lottato ed è morto per dare la democrazia all’Italia, l’ossequio ad alcuni simboli non formali (v. lettera di Veltroni a Berlusconi, e “volgare” risposta di quest’ultimo). Qualunque furto sia stato perpetrato ai danni dell’elettore, cerchiamo di non perpetuarlo dando accesso al governo nazionale e regionale (siciliano) a una banda di sconsiderati.
"Libertas ecclesiae"
In molti blog cattolici, che si richiamano politicamente al centro-destra, è evocato come primo e fondamentale criterio di scelta elettorale da parte dei cattolici la "libertas ecclesiae". Cito testualmente in corsivo e in giallo uno di essi (Quid est veritas?):
La tradizione della Chiesa ha sempre indicato due criteri ideali per giudicare ogni autorità civile così come ogni proposta politica:
a) la libertas Ecclesiae. Un potere che rispetta la libertà di un fenomeno così sui generis come la Chiesa è per ciò stesso tollerante verso ogni altra autentica aggregazione umana. Il riconoscimento del ruolo anche pubblico della fede e del contributo che essa può dare al cammino degli uomini è, dunque, garanzia di libertà per tutti, non solo per i cristiani.
b) il bene comune ...
Spero non si confonda la libertas ecclesiae (e lo dico da cristiano) con la concessione alla Chiesa cattolica di fare il bello e il cattivo tempo non solo sui cosiddetti temi eticamente sensibili, ma anche su privilegi ben più "terreni", anzi che si contrabbandino privilegi terreni per scelte politiche di più alto livello (non ci scandalizziamo, di queste cose la storia è piena).
Mi riferisco, per esempio, ai finanziamenti alla scuola cattolica; sono assolutamente d'accordo sulla libertà di educazione, ma anche sul fatto che la scuola pubblica abbia risorse "privilegiate" per mantenere il suo ruolo di educatrice alla laicità (e non al laicismo). Preferirei senz'altro, almeno in teoria, che gli insegnanti e i genitori cristiani "si sporcassero le mani " accanto ad altri non credenti piuttosto che "ghettizzassero" l'educazione in un ambito soltanto cattolico, lasciando la scuola pubblica in mano ai maestri dell'agnosticismo e dell'ateismo ottuso (preciso ancora, ho delle ottime come delle pessime esperienze sia nel pubblico che nel privato).
Fosse vero, poi, che la libertas ecclesiae portasse davvero alla conseguenza di "garanzia di libertà per tutti, non solo per i cristiani"! La storia ci insegna piuttosto il contrario; eccetto i regimi comunisti atei, in cui la Chiesa era effettivamente perseguitata (e in cui la rivendicazione della libertas ecclesiae costituì veramente un segnale di riscossa: v. Polonia di Giovanni Paolo II), altri regimi dittatoriali si servirono della concessione di una presunta libertas ecclesiae come di un appoggio non tanto tacito alle loro mire: cito Franco in Spagna, Mussolini in Italia, Pinochet in Cile. E in questi casi, per la Chiesa (come lo fu per tanti vescovi, preti e laici cristiani "martiri") sarebbe stato meglio essere prigioniera che libera! D'altronde, la maggiore diffusione del messaggio cristiano avvenne proprio durante le più cruente persecuzioni!
Allora sarebbe meglio invertire a) con b); è il bene comune che i cristiani devono innanzitutto cercare in politica; e se c'è anche la libertas ecclesiae, purchè correttamente intesa, ben venga anche lei!
La radice del male.
La recente vicenda del battesimo, cresima e prima eucaristia di Madga Cristiano Allam, impartiti nella celebrazione pasquale da Benedetto XVI, si è posta come ulteriore “segno di contraddizione” nel panorama socio-religioso del nostro già contrastato periodo storico. Ciò perchè Allam ha testualmente affermato, in una lettera al suo giornale, che “la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale”. Nulla da obiettare sulla sincerità della sua conversione, né del suo diritto a ricevere i sacramenti dell’iniziazione cristiana, una volta verificate le sue rette intenzioni. Non ci si può sostituire alla persona di Allam, che certamente ha sofferto isolamenti, boicottaggi, chiusure, minacce, violenze da parte dei suoi vecchi correligionari.
La sua comunque rimane una presa di posizione più vicina a considerare la conversione come un “passaggio del Rubicone” della vita, con un rinnegamento totale del passato (per carità, può anche essere considerata legittimamente così) piuttosto che come una progressiva maturazione che colga anche i valori delle scelte precedenti.
Ma ragionando lucidamente, non si può dire che sia un’affermazione coerente con il cristianesimo che ha appena abbracciato quella del porre la radice del male in un singolo movimento religioso come quello islamico.
La radice del male è in ogni uomo, che si allontani dal progetto del suo Creatore; ce lo dice chiaramente Cristo nel Vangelo (è dall’interno dell’uomo che viene il male, non dall’esterno delle stoviglie unte, dei piatti sporchi, delle mani piene di fango, così come delle ideologie, religioni, filosofie).
Perfino la storia del cristianesimo non ne è stata immune, nonostante l’essere e l’opera del suo Fondatore. Le guerre nel nome di Dio non sono state esclusiva dell’islam, le inquisizioni e le persecuzioni non sono state compiute soltanto dai saraceni o dai senza-Dio. Ma anche da cristiani che avevano perso il contatto con il contenuto fondamentale della loro fede, cioè l’Amore di Dio. Fin da Pietro, che è chiamato in due passi consecutivi del Vangelo “beato” e “satana”.
Il recente ascolto della narrazione della Passione e della Resurrezione di Cristo dovrebbe insegnarci la totale commistione fra bene e male a prescindere dal popolo di provenienza, dal ruolo rivestito, dalla circostanza (Pilato, Cireneo, centurione, farisei, ladroni, Giuda, Pietro, Giovanni, Maria). E dovrebbe far proclamare forte e alto che al di là della divisa o della religione, della razza o del sesso, c’è l’uomo, capace di volta in volta delle più grandi azioni e delle efferatezze più vili, certo inserito in contesti che favoriscono, ma non determinano, le une o le altre (ci sono stati obiettori di coscienza anche fra i nazisti).
Presumere di “possedere la verità” brandendola contro gli altri può trasformare in un’arma, oltre che la mezzaluna, anche la croce di Cristo: Cristo, che non “possiede la verità” ma “è” la verità; e l’essere non ha bisogno di essere scompostamente difeso, ma semplicemente annunziato.